domenica 19 agosto 2007

La7 e MTV contro la pena di morte

Quante cose potrebbe fare la televisione, così spesso accusata di futilità. E in effetti è tante volte inutile, la tv, quindi dannosa. Promette quello che non può realizzare, offre modelli effimeri, prodotti di puro mercato. Ma la televisione potrebbe, può fare tantissimo. Capita che qualche rete si impegni, e non necessariamente è la Rai, tv di cosiddetto servizio pubblico. Lungo tutto questo mese di agosto, La7 e Mtv dedicano un parte dei loro palinsesti alla lotta contro la pena di morte, riferendosi in particolare a Kenneth Foster, che da 11 anni si trova nel braccio della morte, e che dovrebbe essere giustiziato il 30 agosto a Huntsville, in Texas, per un delitto che non ha mai commesso. La7 e Mtv dedicano a Kenneth due documenti filmati: nel primo il giovane parla della sentenza che lo ha condannato a morte e della conseguente rivoluzione nel suo modo di vivere; nel secondo legge una lettera dedicata alla moglie e ai figli che non potrà mai avere. E' inoltre possibile collegarsi ai siti
www.la7.it/penadimorte o www.mtv.it/penadimorte e scaricare una lettera per chiedere l’annullamento dell’esecuzione; il documento dovrà poi essere inviato pure su carta al governatore del Texas Rick Perry. Dunque non c'è tempo da perdere.

giovedì 16 agosto 2007

Tango y nada mas

Forse dovevo intitolare questo post "tango mi amor" vista la grande debolezza che nutro per questo ballo.

Il tango fa la sua comparsa nei sobborghi di Buenos Aires intorno al 1880. Nulla si sa di come sia nato, persino l'etimologia è del tutto incerta, ne vi è un nome, una data, un episodio particolare che sia legato al suo esordio. Appare all'improvviso come una sorta di linguaggio comune della gente di Buenos Aires, folle di immigrati italiani, spagnoli, tedeschi, russi, famiglie numerose che abitano fianco a fianco nei grandi conventillos, nei cui cortili le note e i passi uniscono le persone più di quel castigliano sgrammaticato che ciascuno si sforza di parlare. Nell'arrabal, il quartiere di periferia, si realizza l'incontro fra la gente del porto e la gente delle campagne. La gente della pampa porta la payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la milonga, e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo. Dal porto di Buenos Aires arriva anche il candombe, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici. Sono gli ingredienti che si fondono nel tango.

Parlarsi con un abbraccio

Il tango rappresenta una vera rivoluzione nel ballo di coppia. Con valzer, mazurca, polka e gli altri balli in voga ha in comune solo la presa fra i due ballerini; tutto il resto segue una logica totalmente innovativa. Non è di apprendimento immediato, e per ballarlo non basta salire in pista (come avviene con le altre danze di società) e seguire il ritmo, ne è sufficiente accompagnarsi a un partner che già lo conosce e "farsi portare". Si tratta di un vero e proprio esercizio di concentrazione. I primi tangueros di cortile non lo improvvisano, se pur nemmeno frequentano corsi presso maestri professionisti: è durante la settimana, dopo il lavoro, che piccoli gruppi di uomini provano e riprovano fra loro i passi, mentre altrove le donne fanno la stessa cosa, per prepararsi al ballo della domenica.Il tango è un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite. Mentre le altre danze si fondano su una figura di base da ripetere alternandola a qualche occasionale variante, il tango è del tutto privo di schemi ripetitivi. La salida basica è solo una combinazione di passi che si utilizza per imparare a ballare (cioè a ... non ripeterla), mentre le figure classiche (ocho adelante, ocho atràs, mordida, medialuna, ecc.) vengono continuamente assemblate, sospese, frammentate e ricombinate, in un'unica caleidoscopica figura che non si ripeterà mai uguale. Le coppie non procedono mai in modo fra loro coerente: ognuna segue di volta in volta direzioni diverse anche se viene complessivamente mantenuta una lenta rotazione in senso antiorario.Il tango è un linguaggio con cui esprimersi. Per chi balla il valzer o la polka la musica è un supporto ritmico, e la melodia un accompagnamento; un brano o un altro, un interprete o un altro vedono i ballerini eseguire sempre gli stessi movimenti. Ma le melodie del tango sono così ricche di differenti coloriture musicali, gli stili interpretativi e gli impasti strumentali così diversi, la poetica dei testi così mutevole, che passare da un brano all'altro (o anche da un esecutore all'altro di uno stesso brano) significa entrare in una condizione emozionale nuova, che ispira un portamento e uno stile che non sono mai gli stessi.

Compagni di strada

Più che il ballo dell'Argentina, il tango è il ballo del Rio della Plata, cioè delle città di Buenos Aires e Montevideo, due metropoli che si affacciano da sponde opposte all'estuario del grande fiume, e che al di là dell'appartenenza a due stati diversi, sono molto più vicine fra loro per storia, composizione etnica, cultura di quanto ciascuna non lo sia rispetto al resto della nazione di cui è capitale. In origine il tango è sola musica per accompagnare la danza. Il conjunto tipico è un trio di flauto, arpa, violino (l'arpa è di tipo diatonico, caratteristica degli indios del Paraguay) oppure flauto, chitarra, violino o anche clarinetto, chitarra, violino. Gli strumenti sono trasportabili, adatti sia a feste che a ritrovi di strada o di cortile. I musicisti suonano ad orecchio e spesso improvvisano, ed è per questo che le arie del primo periodo - non trascritte ne ancora incise su disco - sono in gran parte perdute.Successivamente il flauto viene sostituito da un insolito strumento, il bandoneòn, una sorta di organetto inventato in Germania (dove non ebbe molta fortuna) e portato nel Rio della Plata da qualche immigrato. Grazie al genio di numerosi interpreti, che da strumento per semplici arie e accompagnamenti ne fanno uno straordinario mezzo espressivo, con il suo timbro singolare, la possibilità - agendo con abilità sul mantice - di ricavarne variegate coloriture sonore e accentuazioni dinamiche, diventerà nel nuovo secolo la voce più caratteristica del tango.A partire dal 1900, quando il tango comincia a entrare nei teatri e nei caffè, si impone il trio bandoneòn-violino-pianoforte. Mentre il genere si evolve e l'orchestrazione diviene più ricca, negli anni '10 al trio si sostituisce sul palco il sexteto tipico: due bandoneònes, 2 violini, pianoforte, contrabbasso. Cominciano così a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente, quasi sempre italiani.Julio De Caro (1899-1989), assieme al fratello Francisco, viene cacciato di casa dal padre, originario di Milano e insegnante di conservatorio, alla notizia che i due hanno tradito la musica classica per suonare tanghi nell'orchestra di Arolas. I due fratelli porteranno nel tango degli anni '20 una straordinaria inventiva, che si esprime in contrasti dinamici, fantasie contrappuntistiche, brillanti trovate esecutive: glissandi, effetto chicharra ("cicala - sfregando le corde del violino dietro il ponticello), effetto lija ("carta vetrata"), fischi, risate.Francisco Canaro (1880-1964) introduce l'uso dell'estibillista (un cantante che interviene solo nel ritornello) preferendo un modello di esecuzione che non è ne' semplicemente strumentale, ne' pienamente vocale. Tipico l'effetto canyengue, ideato dal contrabbassista Leopoldo Thompson, ottenuto battendo con l'archetto o con la mano sulle corde dello strumento.Juan D'Arienzo (1900-1976) sviluppa un ritmo molto ballabile, quasi ossessivamente metronomico, alternando pause a strappate simili a colpi di frusta o di zappa.Carlos Di Sarli (1900-1960) valorizza gli archi, usa fraseggi melodici che valorizzano spesso l'unissono e ritmi articolati su contrasti legato-staccato.Osvaldo Pugliese (1905-1995) si distingue per ardite tessiture armoniche e una accentuata poliritmìa, ossia una particolare forma di canyengue da lui stesso chiamata la yumba.


In un'unica frase Borges definì il tango.....
nostalgia di vite non vissute,
che pure ci appartengono e costituiscono il legame
tra memoria personale, storica e collettiva.


Gli Arabi e la mia Terra

Ciao ragazzi voglio iniziare a scrivere questo blog facendo un omaggio alla mia terra, la Sicilia culla di svariate culture, tra le quali quella araba.
Durante i 200 anni della loro dominazione in Sicilia gli Arabi portarono le arti, le scienze e la poesia. Quello che colpisce particolarmente nei loro versi, è l’amore sconfinato per quest'isola, per la sua gente, per la natura, per la propria terra. Non si può restare indifferenti davanti ai versi di poeti come Ibn Hamdis che per sua sfortuna si trovò a vivere in esilio nel periodo della riconquista Normanna. I suoi versi sono appassionati dolorosi e pieni di rimpianto.

*Ibn Hamdis viveva a Noto una città della Sicilia orientale.

Custodisca Iddio una casa di Noto, e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!Con nostalgia filiale anélo alla Patria, verso cui mi attirano le dimore delle sue belle donne.E chi ha lasciato l'anima a vestigio della dimora,a quella brama col corpo fare ritorno.Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei quelle tracce e le rovine!Io anélo alla mia terra nella cui polvere si sono consumate, le membra e le ossa dei miei avi.

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Ibn Hamdis