Questo il messaggio che l'ex-presidente ha rivolto alla nazione:
"Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del Parlamento, che io non aspirerò né accetterò - ripeto - non aspirerò né accetterò la carica di presidente del Consiglio di Stato e di comandante in capo".
È così che, dopo 48 anni di quasi ininterrotto potere su Cuba, Fidel Castro si ritira ufficialmente.
Quello che adesso tutti si chiedono è: sarà una nuova dittatura? Oppure si tratterà di qualcosa di più democratico?
Quello che è certo è che sarà sicuramente difficile passare da un potere carismatico a uno burocratico.
Questo passo "indica solo che il leader della Rivoluzione non è più in grado di assumere compiti ufficiali. Nulla di più", commenta la "Berner Zeitung". "Dietro le quinte continuerà ad avere in mano le redini del potere", afferma il quotidiano bernese.
Del resto con ogni probabilità Fidel se ne va, ma Castro resta.
Infatti domenica sarà eletto il fratello di Fidel: Raul Castro.
Un processo di trasformazione che nei 18 mesi di interim i fratelli Castro hanno avuto il tempo di preparare.
Ora cominci la transizione democratica - ha dichiarato il presidente George W. Bush - che dovrebbe condurre a elezioni libere e democratiche, e sottolineo libere e democratiche, non a quel tipo di elezioni che i fratelli Castro hanno cercato di rifilarci come vera democrazia".
Tuttavia, il portavoce John Negroponte ha anche fatto sapere che l'embargo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non sarà revocato.
Ma oltre che dai rapporti con gli Stati Uniti, il futuro di Cuba, dipenderà molto anche dall'alleanza con il Venezuela di Hugo Chavez, che fornisce un importante aiuto economico al Paese.
La verità è che l'unica risposta... può darla solo la storia.
Nessun commento:
Posta un commento